Diario sulle Strade dell'Etica

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Diario sulle "Strade dell'Etica"

Roma - Santiago de Compostela
29 aprile - 28 maggio 2007

La prima tappa di 100 Km


Prima tappa:  Roma – Montefiascone / percorsi 100 Km

Eccoci dunque...si parte, finalmente!

La preparazione sarà stata sufficiente?! La bici sopporterà il viaggio?! Le cose da portare basteranno o saranno, come al solito, in eccesso?!

Le domande si sommano a dubbi e incertezze che, come in un perverso gioco di prestigio, si trasformano e si sommano, tirano da una parte all'altra.

Le paure sono varie: dai problemi fisici all'incertezza dei pernotti. Dalle problematiche meccaniche a tutto ciò che ci si lascia alle spalle, e che non sai se ritroverai. O se sarai tu a perderti, e a non trovare più la strada del ritorno.

Ma “l'incoscienza” prende il sopravvento: mille avventure aspettano, e volti d'essere svelati, le strade da percorrere senza sapere di preciso quali, in che modo. Quando.

La sveglia è inutile, la notte trascorre in quello stato di torpore che non lascia tregua. La luce della mattina si annuncia comunque in ritardo...

Indossare la mise da ciclista mi imbarazza…sembra la cerimonia di vestizione di un cavaliere, già, sono io che mi sento così. Naturalmente sbaglio la sequenza…e dimentico il cardiofrequenzimentro che va indossato per primo, e via via gli altri pezzi. La maglia colorata mi piace, il “faccione”, il nostro logo, sembra un simbolo araldico: Ivanhoe ritorna alla mente, e le prove che sotto ogni forma affrontiamo ogni giorno.

La difesa della nostra libertà è un’ambizione troppo elevata?! Poter circolare tranquillamente sulle nostre strade è davvero così importante tanto da rischiare quest’esperienza senza rete?! Non lo so, continuo a non saperlo e sorrido tra me come sentendo le decine di altre domande fatte da amici e conoscenti: perché?!

Non so, continuo a ripetere. Al solito, le motivazioni sono tante, molteplici. Ce n’è una più importante dell’altra?!

Perché mi sembra una cosa buona, perché credo davvero che le strade siano importanti, così come lo sono sempre state. Perché è il caso di fare qualcosa (ecco, ora è il momento di fissare le borse al portapacchi della bici…è facile, un doppio click mi rassicura…ora quella sul manubrio)…fare qualcosa, certo, secondo le proprie possibilità.

E i propri sogni.

Santiago è un richiamo continuo, da tempo. Non solo dopo aver letto Coelho (che amo ma che nel Cammino per Santiago non ho apprezzato molto: il “mio” Santiago di riferimento è il pastorello dell’Alchimista, e il Coelho che emoziona l’ho trovato in “11 minuti” e “Sulle sponde del fiume…”) insomma non è responsabile solo il bravo scrittore brasiliano, quanto il fatto che il Cammino è la strada per eccellenza che avrei voluto percorrere, magari a piedi.

Un desiderio che viene da lontano, legato forse a un rapporto spirituale interrotto da tempo e che necessita importanti riparazioni.

E le strade…LA Strada: la percepisco come qualcosa di vivo, sotto di me.

Immagino gli uomini che hanno percorso sempre spazi infiniti seguendo sentieri prima, e vere strade dopo, frutto di fatiche immani e dolore: strade spesso difese con la vita, offese in nome di illusorie verità.

Il fatto d’essere romano aggrava in qualche modo il mio stato (più o meno volontario) di “difensore delle strade”. Ripenso alla grande rete viaria che i nostri antichi padri diffusero nel mondo, e ai Curatores con il loro incarico di manutentori, mecenati che sapevano l’importanza della comunicazione, non solo legata al passo delle centurie o dei carri da combattimento.

Retorica?! Illusoria e pretestuosa ricetta “eversiva?” Ma dai…controllo ora le gomme (sono ok e Franco Ronconi sembra aver fatto un buon lavoro, mi ha assicurato che neanche se mi sparano bucherò…speriamo bene) mi rendo conto che quello che mi aspetta è la condanna per aver fatto il passo più lungo della gamba, non è così?!

Con orrore mi accorgo che, appesantita dalle cartine e dalla videocamera, la borsa anteriore batte sul parafango e slitta sulla ruota… Ecco…cominciano i problemi: e dovrei farmi duemila chilometri?!

Ma dove..ma quando…che ognuno stia al suo posto: figuriamoci, Sulle Strade dell’Etica se non sai neanche partire in scioltezza…e addirittura l’Onu e la sua Settimana della Sicurezza: e tu con il tuo suicida intento vuoi arrivare fin lassù..ma l’hai vista la cartina?! Dico…la Spagna è lontana. E forse sei fuori testa anche tu.

Sì…forse lo sono. Ne sono quasi certo, rendendomi conto, sulla Nomentana già imboccata per P.zza Sempione, ritrovo per la partenza, che ho dimenticato la preziosa borraccia termica nel frigorifero.

Sui giornali da giorni si parla della siccità che sta strangolando l’Italia e l’Europa, e io pretendo di lanciarmi in qualcosa di più grande di me.

I pedali, tutt’uno con le scarpe dotate di blocco, non li sento miei. Così come il manubrio, e l’ultimo tratto finalmente mi fa abbracciare genitori, amici e conoscenti che sono venuti per salutarmi.

Delle “personalità” che avevo invitato neanche l’ombra: dal municipio giorni prima la telefonata della segretaria del presidente. Solo per dirmi che non era stato possibile dare il patrocinio all’iniziativa. Sa – mi consola – se foste stati di più la presidenza avrebbe preso in maggiore considerazione la possibilità di patrocinare l’iniziativa ma così – conclude – lei è da solo quindi non esistono le minime condizioni per accettare la richiesta di Buke’n’Bike. Del resto si tratta solo di un marchietto, conclude. Vorrei spiegarle che il patrocinio non è solo un marchietto ma qualcosa che lega amministrazioni ed evento..ma l’impressione che sia inutile spiegare è forte, insieme alla delusione.

Piazza Sempione: la partenza


Stesso silenzio con regione provincia e comune…

Ma…gli amici presenti, e chi mi vuole bene, dà il vero significato alla cosa, senza inutili ed ipocrite presenze.

Franco controlla la bici e anche la borsa anteriore è sistemata, un saluto e un abbraccio a tutti i presenti (qualcuno mi guarda stranamente, cerco di tranquillizzare, per gli scongiuri ci sarà tempo…)

La sella mi accoglie, e lascio P.zza Sempione alle 9.45 circa. Mi accompagna fino a Viale Regina Margherita Andrea con la sua bella bici da corsa.

Corso Francia mi aspetta, e non resisto a scendere e fare il primo scatto. La piccola digitale troverà rifugio in una delle tasche posteriori della maglietta.

Roma - Corso Francia

Ora si parte davvero, verso la Cassia, verso Montefiascone, unica tappa già decisa (al telefono la voce amica di Edi mi ha già tranquillizato: mi aspettano e troverò alloggio presso il Monastero dei Cappuccini)

Il tempo è ora incerto e sorrido al solo pensiero che, novello Fantozzi, possa accogliermi la pioggia proprio oggi dopo un periodo così lungo di siccità.

Col pensiero vado alla Credenziale del Pellegrino ben custodita: dovrò a lei la possibilità di essere ospitato (così spero) strada facendo in tutti quei luoghi dove lo sconosciuto è accettato e ospitato.


Le nuvole in lontananza sembrano però dileguarsi, così come le mie preoccupazioni. Imboccata la Cassia la strada, seppur stretta, è tranquilla. Il ponte del 1 maggio mi facilita le cose. Oggi è domenica e non c’è traffico e la bici va che è una bellezza: non è da corsa ovviamente. La scelta è caduta su un mezzo semplice in alluminio, otto rapporti e senza ammortizzatori. Un peso in meno e la massima efficienza soprattutto sui tornanti dei Pirenei che, immagino, saranno difficili da affrontare. Le borse posteriori non ho voluto pesarle.


Superata Caprarola (e fatta una foto al grande e mitico stabilimento del Chinotto Neri, vero baluardo di chi lo preferisce alla Cola) la strada scivola tranquilla e pulita.

Strade e Chinotto

Sulla Cassia intanto inizia a tirare un vento che sembra non promettere niente di buono finché, come temuto, vicino Vetralla inizia a piovere, anzi a diluviare!

Vetralla - Prima pioggia

Rido per non piangere. Non ci sono grandi problemi, di buche non se ne vedono: ma prima di Viterbo devo fermarmi, la pioggia viene giù a scrosci e trovo rifugio sotto la pensilina di una fermata bus.

Vetralla - Pioggia

Alcuni ciclisti si fermano e scambiamo qualche parola. Mi fanno gli auguri, e riparto dopo aver sgranocchiato qualcosa, con buona lena.

A Viterbo il primo bell’incontro. Incrocio in una piazza un ciclista tedesco carico come un Tir. Si chiama Frank Schaum e viene da Berlino. Ci scambiamo qualche foto, notizie ed e.mail. E’ bella questa sensazione: basta poco per sorridersi e parlare in un esperanto degno di Star Trek. Ci scambiamo gli auguri, anche se lui è al traguardo e io non so fin dove arriverò (guardiamo il cielo nero e ridiamo insieme nello stesso linguaggio). Ci dividiamo e riprendiamo la strada.

Frank Schaum da Berlino

Arrivo a Montefiascone con un’incerta pioggerellina. Chiedo del Monastero dei Cappuccini e ottengo le preziose informazioni dagli incuriositi abitanti del paese (ma come si chiameranno gli abitanti di Montefiascone?!)

Gli ultimi metri, e arrivo al Monastero: con titubanza varco il cancello e scendo per un viottolo finché non incontro un gentile frate (che poi scoprirò essere il Priore Frà Silvio) che mi accoglie con curiosità ed un sorriso.

L'ingresso del Monastero dei Cappuccini - Montefiascone

Chiedo della signora Edi, spiegando la mia situazione…e conosco finalmente la mia ospitale e gentile “padrona di casa”. Edi gestisce l’accoglienza degli ospiti e mi chiede incuriosita notizie sulla mia iniziativa ciclistica e della sicurezza della strada. Mi accompagna nella grande camerata (tutta per me!) dove posso far entrare anche la bici. Non ci sono pellegrini né ospiti in quei giorni, tranne un gruppo schiamazzante di scout provenienti da una parrocchia di Roma e alloggiati (per fortuna!) in un’altra ala del monastero…

Il posto è incantevole: sua figlia ha la passione dei cavalli. Un bellissimo puledro fa il birbante e non si fa prendere…

I cavalli del Monastero di Montefiascone

La doccia però mi aspetta, e la dolce Edi mi invita eccezionalmente a cena, che ho il piacere di condividere con la figlia, il suo ragazzo e Frà Silvio.

La sera trascorre piacevolmente, ma la stanchezza incombe: devo sistemare le mie cose, scrivere qualche appunto e riflettere sulla prima giornata. Solo il tempo di far timbrare ad Edi la Credenziale e scambiare qualche chiacchiera finale.

Nonostante la pioggia e la fatica, il piacere dell’accoglienza e il calore di un letto rendono tutto più leggero, tranne il sonno che arriva incurante delle proteste.

La camerata del Monastero di Montefiascone


Domani si riparte ma sono più tranquillo e fiducioso: mi attendono le colline toscane, e Siena.

* * *

Il primo timbro sulla mia Credenziale del Pellegrino

Tappa n.2 Montefiascone - Siena

Seconda tappa: Montefiascone -  Siena / percorsi 130 Km

La mattina del 30 aprile, una consistente pioggerellina accoglie il risveglio. Una coltre di nubi grige smentisce la paura di siccità che nei giorni precedenti aveva trovato ospitalità sulle pagine dei quotidiani.

Lascio presto e con gratitudine il silenzioso monastero, e dopo una italianissima colazione con cappuccino e cornetto, mi metto in sella, scendendo verso Bolsena.

...verso Siena

La “Francigena” mi aspetta, o meglio...l’asfaltata Cassia, e non potrebbe essere altrimenti vista la lunghezza del viaggio e le caratteristiche della bici.

Bolsena

Con la mountain bike mi sarebbe piaciuto addentrarmi su sentieri sterrati ma il peso del bagaglio e la pioggia mi sconsigliano deviazioni avventurose.

Un tratto di Cassia

Del resto devo sopprimere in parte il desiderio di turismo, e dedicare invece più tempo a “fotografare” la strada che mano mano mi accoglierà.

Le troverò così diverse queste strade da come me le immagino, saranno migliori di come sono abituato nella mia cara città d’origine?!

La Francigena

Non sarò prevenuto, nell’aver creato quest’immagine di Roma città a dir poco ferita nelle sue strade?! Non dovrei essere più consapevole delle difficoltà che incontrano i nostri amministratori forse ingiustamente accusati?! Non saremo noi a volere..”troppo”?!

La Cassia e la Francigena

Mah…riprendo il cammino con questi pensieri: ogni tanto la mano va alla preziosa digitale (caricata con una memoria da 4 giga, un mese di foto non meritano il rischio di non avere spazio a sufficienza...)


Fortunatamente il tempo si assesta, e superata Bolsena inizio a salire verso la Toscana.

confine Lazio Toscana

Casualmente proprio in prossimità del cartello che delimita le due regioni, la strada è come “divisa” in due.


I recenti lavori dalla parte toscana sono evidenti


il ripristino della giunzione visibile ma ben fatto, lo scalino non si percepisce e non creerà, in caso di pioggia, quel ristagno d’acqua causa, alla lunga, di disfacimento del manto stradale...


La situazione merita qualche foto..e riprendo la strada.





Purtroppo le nuvole hanno la meglio e ricomincia a piovere:


La bellezza...anche se sotto la pioggia

S.Quirico d'Orcia...

S.Quirico d'Orcia

La bellissima Buonconvento...

Buonconvento

ancora Buonconvento

A pochi km da Siena la segnaletica mi tira un brutto scherzo.

Segnaletica ingannatrice 1

La strada indicata indica, DOPO la rampa di accesso, “divieto per bici
ma non lascia vie di fuga in quanto la strada è chiusa da paratie mobili:

la strada è chiusa

non resta altro che un dietrofont pericoloso “contromano” e ovviamente fatto a piedi.

a piedi contromano

Chiamato il 113 (!) l’operatore della polizia mi suggerisce di prendere per Arezzo:


il problema, mi dice imbarazzato e “incuriosito” dalle mie lamentele, è causato “dai lavori in corso” in quel tratto di strada.


Protesto dicendo che la situazione è clamorosamente ingannatrice! Mi assicura che segnalerà la cosa…



..ed ecco la direzione

..e finalmente ecco Siena!

Siena


non ho riferimenti precisi per le soste notturne. Mi affido a stampe tratte dal web ma la fiducia non mi abbandona...

Sulle note scritte all’arrivo a Siena “salite varie e dure”. Bellissima Buonconvento.

Stanco e bagnato, senza borraccia mi metto alla ricerca di un negozio di bici. Cerco anche le sede senese dello sponsor fotografico “La Placa” poiché la pioggia ha causato il distacco di alcuni marchi dalla maglia e urge una soluzione: grazie all’intervento di Letizia La Placa tutto è sistemato!

Colgo l’occasione per contattare i numeri che ho portato con me ma purtroppo a Siena il problema dell’alloggio (turisti o pellegrini non fa differenza) è abbastanza sentito: vengo indirizzato comunque ad un albergo che dà un duro colpo alla media in euro che speravo di tenere. Ma...la stanchezza è tanta e la doccia non può aspettare ancora. Una cena con strozzapreti (!), bistecca e chianti migliora l’umore: la tappa dell’indomani mi porterà a Lucca.

Ripenso alla strada percorsa e riguardo le foto scattate. Non so che la pioggia sarà fedele compagna fino al penultimo giorno, e confido in qualche anticiclone…Prima di andare a dormire nei pressi della Basilica di S.Domenico, guardo il cielo e la luce di qualche stella si fa strada tra le nuvole.

Domani sarà quel che sarà…il letto mi attende e non vedo l’ora di dirmi buonanotte, e ringraziare...

* * *



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